E se gli sciacalli fossimo noi?

Se seguite questo blog sapete che per il 90% delle volte parlo di frivolezze, ma stavolta non ne ho proprio voglia. Le notizie degli ennesimi attentati avvenuti ieri (adesso è toccato a Bruxelles, dopo Ankara, Parigi, ecc), non mi fanno venire troppa voglia di ridere. Ma non è questa la causa scatenante di ciò che sto per scrivere (con abbondante uso di turpiloquio).

Alcune reazioni che ho visto ieri su Facebook, sempre più punto di accumulazione di cazzate multiple a ripetizione, mi hanno dato francamente fastidio, perché mi fanno pensare che anche in questa occasione non abbiamo esitato ad utilizzare ciò che è accaduto in favore delle nostre ideologie. Ed allora mi viene spontaneo chiederci: e se gli sciacalli fossimo noi?

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Di mamme, neo mamme, donne incinte e gruppi su Facebook.

Si avvicina la festa della mamma e da un po’ di tempo, circondato da mamme, neo mamme e tante donne incinte (oh, io non c’entro, sia chiaro!), mi ronzano per la testa tanti pensieri, tante domande. Una su tutte: perché le mamme riescono ad andare in paranoia anche su questioni di semplice logica? Ci penso spesso, soprattutto perché quasi quotidianamente mi capita di sentire dei discorsi che mi lasciano davvero a bocca aperta.

Ho già scritto più volte di come siano fastidiose quelle persone che sanno meglio di voi come tirare su vostro figlio (se ve lo siete perso cliccate QUI), così come ho già detto di come certi mariti si comportino con le mogli incinte (i curiosi clicchino QUO) come se avessero una malattia incurabile. Mi manca solo un altro post per farvi cliccare QUA, così tutti i nipotini di Paperino sono contenti. Ma al di là delle battute, il dubbio che mi viene è che in tanti casi la “malattia” si presenti dopo, una volta arrivato il pargolo.

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Tipi da Instagram

Ormai ho praticamente abbandonato Facebook e Twitter, perché Instagram mi piace decisamente di più: più immediato, più simpatico, non si fanno polemiche, nessuno possiede la verità assoluta, nessuno manda a cagare gli altri ed a me non viene in mente di farlo. Insomma, è un tunnel che è bello percorrere.

Ed in questi giorni ho avuto modo di approfondire la mia conoscenza delle categorie di personaggi che vi si trovano, i vari “tipi” da Instagram.

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Nel tunnel di Instagram

Da qualche tempo sono sprofondato nel tunnel di Instagram. E devo dire che mi piace un sacco.

Light at the end of the tunnel

Avevo provato simpatia per Twitter, ma alla lunga mi ha un pochino annoiato. L’impressione che ho è che sia un po’ una gara di massime, in cui chi riesce ad essere più filosofo degli altri vince. Ma non voglio sembrare di passare per la volpe che non riesce ad arrivare all’uva. Diciamo la verità: mi ha messo un po’ in soggezione. Mentre io guardo i miei programmi trash (molto trash, pure troppo) tipo “Quattro matrimoni in Italia” o “Il boss delle cerimonie“, vedo che tutti gli altri commentano ciò che accade nei programmi intellettualpoliticosocialfilosofici di Rai3, La7, ecc. Nella mia mente compare Homer che mi dice “Dai, forza, dì qualcosa di impegnato, qualcosa che faccia capire che sei sul pezzo!“. Solo che poi in tv qualcuno rutta e io mi distraggo.

Insomma, non è sbocciato l’amore.

Di Instagram, invece, mi ha colpito l’immediatezza. Una foto ti colpisce in un secondo se ti piace il soggetto e richiede lo stesso tempo per essere giudicata non interessante. La foto è una forma di comunicazione istantanea, anche se non è uno scatto professionale. L’immagine un po’ bruttina, con la luce sbagliata, può piacere lo stesso se si apprezza il soggetto. Al contrario, un concetto sublime espresso con un condizionale sbagliato o con un “assolutamente” lasciato lì da solo, con tanto di “!” fa cadere le palle. Lo stesso vale per l’uso di “ovvero” come sinonimo di “cioè“. La foto elimina questi rischi, con buona pace del mio stomaco.

E poi su Instagram sto dando sfogo alla mia vocazione Gastrosessuale. Oddio, sto un po’ esagerando, perché in mezzo ad una galleria di foto di chiappe e di hamburger o piatti di pasta vado a vedere questi ultimi.

Già, le chiappe. Ce ne sono un sacco anche su Instagram, ma sono un po’ diverse da quelle di Facebook o Twitter. Qui non si vede così spesso il selfie fatto allo specchio del cesso ed è una fortuna, perché il bagno è carta-igienico ma non è per niente fotogenico (scusate, è da qualche giorno che volevo farla questa battuta). Li farei pure io questi selfie, ma sarebbe un crimine contro l’umanità. Un po’ come fare vedere i Teletubbies ad un adulto. Ci sono molte più chiappe che culi di gallina (per rimanere in tema), cioè quei primi piani con la bocca sempre nella stessa posizione con cui alcune utenti riempiono la loro gallery. Che uno si chiede se tutte queste foto siano dovute ad una paresi o alla capacità mimica degna di attoroni come Thorsten Kaye (il Ridge di Beautiful) o Kristen Stewart (la Bella di Twilight).

Su Instagram c’è l’occhio alla qualità dello scatto. Quindi si preferisce la figura intera allo specchio in camera. Volete mettere?

E ci sono anche tante categorie nuove. Cioè, una c’è anche su Twitter ed è quella del “Get more like“: in pratica ti trovi l’avviso che qualcuno ha messo un cuoricino su una tua foto e vedi che questo qualcuno corrisponde ad un gran bel sedere (alla fine è il culo che fa girare il mondo: come diceva Cattivik, “O lo hai (realmente o in senso figurato) o te lo fanno“. Solo che quando vai a vedere chi è questa persona scopri che voleva solo farti sapere che esiste per offrirti tanti cuoricini.

Su Twitter c’è quello che ti stellina qualsiasi cosa, anche i messaggi vuoti. Di solito accade alle gnocche, che si trovano sommerse di stelline (no, non quelle che coprivano i capezzoli sui poster dei film negli anni ’80) da parte di chi vuol dire loro “Guardami, esisto! Magari non seguirmi ma cagami!!!“. Su Instagram, invece, ci sono i cuoricini. Che, voglio dire, sono anche più teneri, no?

E può capitare che in 10 secondi te ne arrivino 5 dalla stessa persona, perché se sta guardando la tua galleria fotografica ci vuol poco a dire cosa piace. L’altro giorno ho seguito in diretta con mia moglie la performance di un account che in circa 50 secondi ha aperto la mia galleria ed ha messo 26 cuoricini, si è concesso una pausa di 4-5 secondi per iniziare a seguirmi e poi ha impiegato i successivi 40 secondi per riconoscermi altri 21 cuoricini. Anche alla foto del vogatore!

Una categoria per me nuova, invece, è quella delle ragazze che stanno seguendo un percorso fitness dimagrante e che quindi, fondamentalmente, postano foto di quello che mangiano ma soprattutto dei risultati che ottengono settimana dopo settimana. Per cui la foto classica è un collage di due scatti di lei davanti allo specchio con tuta e top (se non in intimo o in costume) con la scritta “week 5” e “week 7” per il confronto del prima e del dopo. Quasi quasi lo faccio anch’io, mettendo la mia foto prima e dopo un week end dai miei.

prima e dopo

natura_ilpuntodilelloPersonalmente, dopo un primo approccio naturalistico di cui potete vedere una testimonianza qui a fianco, mi sono tuffato sul cibo e su poco altro (vino, Nasa, ecc) ed infatti il 95% delle mie fotolell's kitchen_ilpuntodilello riguarda piatti. E mi diverto come un matto. Tanto che per l’occasione ho tirato fuori un vecchio fotomontaggio parodia di Hell’s Kitchen.

Mi rendo conto che sto tendendo ad esagerare, nel senso che a breve curerò l’impiattamento anche della pappa della pupetta, ma non sono ancora al livello dei fotografi compulsivi, quelli che postano l’immagine di qualsiasi cosa stiano prendendo: caffè, cioccolatini, pasta, panini, pizze, supposte.

Ieri sera quando sono tornato a casa mia figlia aveva la febbre e quindi mia moglie mi ha chiesto se potevo occuparmi della cena. “Ho già messo fuori il necessario“. Ho guardato sul ripiano ed ho visto un po’ di cose. Poi il lampo: “Mi hai preparato una Mistery box???” (o meglio, una “mistery baaaaaaacs“, come dice Joe Bastianich). 

Forse sono irrimediabile.

Comunque, tutto questo per dirvi che sono nel tunnel e che questo è molto lungo, quindi non so se ce la farò ad uscirne. Qualora dovessi riuscirci vi farò sapere cosa troverò all’uscita. Ed ovviamente potrete vederlo su Instagram 🙂

Ah, a proposito: mia moglie mi ha promesso che mi farà la Mistery box

La tecnologia che vorrei

Ho un rapporto strano con la tecnologia: mi piace, ma spesso non la capisco o non mi soddisfa.

Intendiamoci, è bellissimo avere televisori ad una definizione così alta da poter contare i pori della pelle delle attrici, oppure stereo dal suono così pulito che sembra appena uscito dalla lavatrice. Anche avere a disposizione mille applicazioni per pagare bollo auto, canone tv, abbonamento al parcheggio, ecc in maniera “smart” (come si dice) immagino sia molto utile, anche se continuo a pensare che il problema sia averli i soldi per tutti questi pagamenti. Tuttavia, non nego che ci sia in giro tanta tecnologia utile. Purtroppo non è la tecnologia che vorrei; non è quella che mi serve, quella che mi aiuta a vivere meglio.

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Grazie privacy!

C’è una malattia che da alcuni anni sta infestando ed infettando la nostra società. Una malattia subdola che causa in chi ne è affetto il timore che altri scoprano qualcosa di lui, rendendolo di fatto ogni giorno più ridicolo. Questa malattia ha un nome inquietante: la privacy.

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