Di Monti e dei soldi che ci poteva far risparmiare

Ieri sera ho ripreso in mano una pagina di giornale messa da parte prima delle feste natalizie per leggerla con calma una volta trascorsi i giorni di festeggiamento all’ingrasso. E devo dire che le notizie che ho letto non mi hanno favorito la digestione.

La prima che mi sono trovato davanti è stata quella relativa a “Fratelli d’Italia”, il nuovo movimento della Meloni e di La Russa. Mi sono cadute le palle. Ma non per il programma o la caratterizzazione politica, bensì per il nome. Ogni volta che nasce una lista, un partito, un qualsiasi assembramento di politici o aspiranti tali, probabilmente si riunisce un’apposita commissione di cervelli per stabilire il nome più adatto. A suo tempo Berlusconi fu criticato perché con la sua Forza Italia (ed il nome di “azzurri” dato ai suoi membri) aveva sfruttato gli slogan calcistici. Evidantemente La Russa, che a quel tempo seguiva il Cavaliere, deve aver ricordato quell’insegnamento.

Ma ci siamo mai fermati a riflettere, ad esempio, sul nome Partito Democratico? Pensiamoci un attimo: scegliere questo nome vuol dire che chi non ne fa parte non è un democratico. Il ché è fuori da ogni logica. Oltre che palesemente falso.

Comunque, afflitto da questi pensieri mi sono trovato davanti l’ennesima notizia sull’agenda Monti ed a quel punto mi è partito un ragionamento che adesso vi espongo. Continua a leggere “Di Monti e dei soldi che ci poteva far risparmiare”

Caro Matteo, che peccato…

Matteo Renzi si è presentato al grande pubblico come il “rottamatore” (o meglio, così lo hanno definito), colui che proponeva una innovazione della scena politica e soprattutto del modo di farla. Un riformatore, il portatore di aria nuova, mettiamola così.

E nel far questo si è accaparrato la simpatia di molti, anche appartenenti a ideologie politiche diverse dalla sua.

Io non avevo mai scritto ad un politico in vita mia, finché una sera di poco più di un anno fa ho sentito Renzi parlare in tv e dire delle cose estremamente sensate. Tanto sensate (almeno a mio parere) che con la trasmissione ancora in corso gli ho scritto per complimentarmi. Mi sembrava così bello che un mio coetaneo, cioè un soggetto politicamente giovane, fosse talmente attivo e propositivo. E nulla mi importava del fatto che avesse idee molto lontane dalle mie come schieramento politico.

Dopo pochissimi giorni mi è arrivata una risposta, dettagliata, che riprendeva i punti che avevo toccato nella mia e-mail. E questo mi ha fatto piacere, mi ha fatto pensare ad una persona molto vicina ai cittadini in generale, non solo ai fiorentini.

Lo confesso, per un bel po’ ho pensato che Renzi potesse essere la mia via di fuga da questo limbo politico in cui mi trovo da mesi.

Oggi, però, mi chiedo dove sia l’innovazione proposta.

Chi ha visto ieri sera la puntata di Porta a Porta avrà ascoltato le parole di Simona Bonafé, portavoce di Renzi, che nel commentare i risultati del primo turno delle primarie non ha mancato di sottolineare come “i nostri referenti locali ci segnalavano numeri diversi, ma vabbé…”, tanto da suscitare la reazione dell’entourage di Bersani che ha replicato con un lapidario “Quindi non ti fidi?”.

Tradotto: intanto io la butto là, col sorriso, non dico nulla. Ma in realtà lo dico.

Ecco, qui sta il “peccato”. Perché continuare con questo modo di fare politica? Dove sta l’innovazione? Non sarebbe ora di finirla con le mezze frasi, le accuse camuffate da commenti, le parole dette e non dette? Se c’è una cosa da dire la si dice. Per chiarezza, per far capire ai cittadini che si ha il coraggio di prendere posizione. Oppure si tace. Non si sta nella terra di nessuno. Questo è uno spettacolo degno della cultura politica con la quale siamo cresciuti e che vorremmo abbandonare.

Renzi doveva rappresentare il “nuovo”, il “cambiamento”. Peccato che si sia scordato di avvisare la sua portavoce.

Che peccato, Matteo, che peccato…

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Le primarie: il giorno dopo

Scrivo questo post mentre sono in corso le primarie del PD.

Sulla pagina Facebook mi sono sbilanciato dicendo che vincerà Bersani, l’uomo che rappresenta la continuità con il recente passato che, nonostante ciò che dice Renzi, la sinistra non vuole abbandonare.

Ovviamente è solo il mio parere e posso sbagliarmi.

Adesso, però, provo a dire ciò che succederà domani.

Ci sarà, ovviamente un vincitore e quattro sconfitti. Cosa faranno questi?

Ci ricorderanno che il loro risultato è stato significativo e che dunque bisogna tenere conto della volontà di chi li ha votati. Tradotto: caro vincitore, non puoi guidare il PD senza di me.

Diranno che la volontà di un gran numero di elettori non è di avere quel vincitore.

E così facendo confermeranno che le primarie sono solo una presa in giro e che in realtà nessuno, tranne il vincitore, è pronto ad accettare veramente l’esito del voto.

In caso di ballottaggio il tutto sarà ancora più evidente: la vittoria dipenderà dalla direzione che prenderanno i voti di chi non prenderà parte alla corsa ma avrà ottenuto un 10-15% (non credo di più e potrebbe trattarsi di Vendola, perché Tabacci e la Puppato certe percentuali le vedono col binocolo). Quindi sarà la solita corsa alle alleanze, agli accordi più o meno sotto banco. Ed alla fine vincerà sì chi avrà avuto il maggio numero di voti, ma sarà un risultato dovuto non al programma (quello votato dai cittadini) bensì alle promesse di futura collaborazione tra i candidati. Altro che confronto diretto…

Mi sbaglio?

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Le primarie: che gran puttanata…

Mi prendo questo piccolo spazio per una semplice riflessione sulle primarie del PD e del PDL.
Cominciamo dal PD,che ieri mi ha gentilmente mandato a casa questa pubblcità:

Quindi: non solo il PD presenta cinque candidati che fanno capo a correnti, partiti e posizioni spesso totalmente in opposizione tra di loro, ma nella campagna pubblicitaria uniscono come sinonimi le primarie e quelle che saranno poi, in un secondo momento ,le elezioni vere e proprie. Non ti dicono “Scegli quello che sarà il tuo candidato Presidente del Consiglio” ma passano direttamente al passo successivo.

Che è successo? Napolitano eleggendo Monti Presidente del Consiglio ed infischiandosene del parere degli italiani ha fatto scuola?

E a destra cosa succede? Il delirio totale.

Ad oggi si sa quanti saranno questi benedetti candidati? Non ancora, almeno non credo, visto che l’elenco cambia ogni giorno.

Fino a due giorni fa c’era la Mussolini, che poi ha detto che si onorerà di non partecipare alle primarie, definite “un masochistico strumento politico”. Dubbio n°1: non lo sapevi prima? Dubbio n°2: quindi non è che non ti candidi perché conti come il due di bastoni quando briscola è fiori?

Io davvero non capisco come possano pensare nel PDL di poter dare una svolta al Paese quando per decidere il candidato alla Presidenza del Consiglio si fa una lista di almeno una dozzina di nomi di cui almeno la metà prenderà meno del 10% (magari il 4-5%). Non si fa altro che riportare nell’ambito delle primarie il caos che regna nelle normali elezioni, in cui troviamo decine di liste che prendono dallo 0,5  al 2-3%.

Perché candidarsi alle primarie se si ha una prospettiva di voto che non arriva alla doppia cifra? Perché andare a creare del casino e basta? Questo è il modo “nuovo” con cui si pensa di governare il Paese?

Così le primarie non sono più un modo democratico per dare ai cittadini la possibilità di scegliere il proprio candidato, ma la soluzione che i partiti hanno trovato per risolvere le faide interne lasciando a noi il compito di fare ciò che loro non riescono o non vogliono fare, cioè scegliere.

Se esistesse una linea condivisa all’interno di uno schieramento che vorrebbe governare e che quindi deve mostrare un minimo di stabilità (= credibilità), ci troveremmo davanti una così ampia e variopinta gamma di scelta?

Io direi proprio di no…

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